Racconti erotici

Pausa pranzo


Oggi siamo eccezionalmente a casa a pranzo tutti e due. Occasione rara che va presa al volo. Il mio padrone mi invia un messaggio con le istruzioni: cosa indossare, cosa preparare sul letto, cosa tenere a portata di mano e, sul dove aspettarlo si limita a un “tu sai dove”. Lo so. Vicino alla poltrona, accucciata ai suoi piedi. Mi preparo accuratamente, so che ci tiene. Il sole del mezzogiorno mi scalda la schiena mentre lo aspetto in ginocchio dove mi ha detto, sapendo che dalla porta finestra del balcone potrebbero vedermi, ma la cosa mi eccita di più. La chiave nella toppa alza i livelli di allerta, sto tremando dall’eccitazione. Lui entra, appoggia la borsa e mi accarezza la testa che gli struscio sulla mano e sul fianco. Poi mi lascia lì e sparisce il tempo necessario. Torna a piedi scalzi, li allunga sul poggiapiedi e io so che vuole che glieli lecchi. Lo faccio con devozione. Poi mi tira a sé e controlla che abbia indossato il plug come mi ha ordinato. Soddisfatto mi concede una carezza e mi infila la lingua in bocca. Poi si accomoda in poltrona, si allunga e so cosa vuole; gli piace vedere le mie unghie rosse sui suoi pantaloni, mentre toccano e accarezzano la sua erezione. Mi ordina di tirarglielo fuori e si gode le mie mani che gli slacciano la cintura e abbassano la cerniera dei pantaloni. La sua erezione è sempre uno spettacolo gratificante per la sua schiava. Faccio quello che gli piace, gli lecco le palle, le succhio e poi risalgo con la lingua su per il cazzo fino alla cima, dove mi ordina di fermarmi a leccargli il frenulo e succhiargli la punta. Con un colpo me lo spinge in bocca fino alla gola, si alza in piedi e mi tiene la testa schiacciata finché non mi soffoca, mi provoca conati, mi lacrimano gli occhi e la saliva mi esce dalla bocca fino a terra. Sbavo come una cagna. La sua cagna. Allora mi mette il guinzaglio e mi porta in camera da letto. Mi apre le gambe e me le lega divaricate ai piedi del letto, mentre mi ordina di toccarmi. Poi mi succhia i capezzoli con forza, e in piedi, di fianco a me, mi permette ancora di prenderglielo in bocca, per poi togliermelo e sbattermelo più volte sulla faccia come punizione, perché l’ho toccato coi denti. Sono la sua puttana, mi dice. Vuole fotografarmi. So che gli piace, che mi colleziona sul suo iPhone per riguardarmi quando vuole. A quel punto mi fa un regalo. Mi libera gli occhi, mi monta sulla faccia e facendosi leccare il culo mi da in mano il mio piccolo plug da passeggio e mi dice di infilarglielo dentro. L’ho sempre voluto, ma non me lo ha mai lasciato fare. E’ generoso con me oggi il mio padrone. Gliene sono grata, come devo e voglio. Ma so che non posso abusare della sua pazienza e lo tolgo subito. Sono di nuovo bendata e devo pagare per questa gioia e i colpi di flogger sono pochi e arrivano a sorpresa, dove e come non me lo aspetto. Mi permette di toccarmi, poi si mette tra le mie gambe ancora legate, mi afferra i fianchi e mi tira a sé fino a piegarle il necessario e mi penetra in un solo colpo. Il suo cazzo tocca il plug, si appoggia con una mano al letto, mi farebbe ombra ci fosse il sole, e l’altra me la infila in bocca. Piena fino all’orlo di me e di voglia, la mia mano schiacciata sul clitoride dal suo peso, prorompo in un orgasmo animale che lui non zittisce in alcun modo. E ‘fannculo i vicini! Sfinita e grata mi siedo di fronte a lui a bocca aperta, ingorda, mentre in due colpi di mano lui si libera e mi viene sulla lingua e sulla faccia senza troppi riguardi per quello che sta in torno. Non mi resta che godere delle sue carezze, mentre mi dice che sono stata brava.

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