Racconti erotici

Riunione di lavoro


La luce del neon sul soffitto mi abbaglia, scontorna le facce e le mani e i corpi che si confondono tra loro. Non so più chi è dove, chi mi fa cosa, chi è dentro, chi è fuori, chi gioca, chi guarda, chi tocca, chi spinge. Ma io ci sono. In mezzo. Questo lo sento. Una. Per tutti. Tutti per me. 

La riunione, in trasferta, era iniziata in un clima di rilassata posatezza. Unica donna dei cinque presenti, ero fulcro d’attenzione, l’ospite, la forestiera, o la “foresta” come dicono lì. Da scoprire. Agli scambi di lavoro si alternavano battute che rilassavano menti e corpi che abbandonavano la compostezza iniziale per allungarsi su sedie in stiramenti e flessioni d’arti e schiene e colli che portavano a tocchi sempre meno involontari di piedi, gambe, mani. In un picco improvviso, il rossore delle guance vagamente imbarazzate si era trasferito al gonfiore dell’eccitazione tra le gambe, mie, loro, poi nostre. Una decisione collettiva implicita in sguardi: un galante aiuto per togliermi la giacca, diventata troppo calda, e mi sono trovata piegata sul tavolo, spogliata da mani, indagata da bocche, saggiata da corpi, girata, presa, lasciata, spinta, stretta, riempita, sfilata, scossa, insinuata, percossa, lenita, insultata, adulata, assaggiata, morsa. Sfinita. Li ho lasciati fare. E ho fatto. 

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