Racconti erotici

Scarpe nuove

Tornando dal lavoro, nel pomeriggio, stranamente lo trovo a casa ad aspettarmi. Mi accoglie con un bacio e un pacco regalo. Lo apro sorpresa e trovo le scarpe che tanto volevo: sandali neri, tacco 12, laccetto alla caviglia. Non faccio in tempo a ringraziarlo come vorrei che mi ferma: “li indosserai stasera, ho chiamato alcuni amici a cena. Vieni, cuciniamo assieme”. In un paio d’ore prepariamo un pasto freddo improvvisato niente male. Tutto dev’essere pronto sulla tavola quando arriveranno gli ospiti che si ostina a non volermi dire chi siano, ma mi detta il dress code per la serata: l’ultimo intimo comprato assieme, nero trasparente, col reggicalze abbinato e, ovviamente, le scarpe nuove. Nient’altro.
Accoglie gli ospiti sulla porta, mai visti prima, li invita ad entrare, e offre loro un aperitivo, poi mi presenta come il dessert. “Nessuno la tocchi prima”. Sa farmi aspettare il mio padrone.
Si accomodano a tavola, ma prima che possa sedere al mio posto, lui mi appoggia il piatto per terra, la faccia al muro, in modo che per mangiare a quattro zampe debba mostrare il culo agli invitati, invogliare i commensali. Non so chi sia il primo a chiedergli il permesso del dessert. Non lo vedo in faccia. “Prego” dice lui cortese e me lo immagino con la mano tesa a mostrare la sua ospitalità. Sono già così fradicia che quello ci mette un secondo a infilarmelo nella figa e mentre mi monta con foga, sbrigativo, la conversazione e al tavola non si ferma, ma so che il mio padrone mi guarda, osserva, vigila su di me. Il secondo preferisce il culo e ci mette più tempo. È lento e preciso nei movimenti, uno a cui piace gustarsi un buco e mi lascia sfinita sul pavimento. Il terzo, schizzinoso, annuncia che non vuole entrare dove sono stati gli altri e mi scopa la bocca, ma senza riempirla come farebbe il mio padrone che lo ferma poco prima che venga: “non in bocca, quella è mia!”
Se ne vanno stringendogli la mano, ringraziano per la cena, senza nemmeno accennare a me e quando chiude la porta il mio padrone mi guarda, stesa a terra, sfinita, usata. Mi solleva delicato la testa: “Hai gli occhi che ti brillano, ti è piaciuto vero?!” Io gli sorrido felice mentre mi accompagna in doccia e so che lì mi farà godere.

Sulla poltrona gialla, le gambe aperte sui braccioli, le scarpe nuove ai piedi, lui ha due dita nella mia figa già da un po’. Termino di raccontargli la mia fantasia, col finale nella doccia e vengo in un lungo orgasmo, con un urlo contenuto dai vicini in ascolto. Lui mi guarda. Si è tirato in piedi mentre si masturba. “Allora, che ne dici, ti è piaciuta la mia storia? Lo inviti qualche amico a cena?”
“Scordatelo! Tu sei mia! Non ti condivido” E mi viene in faccia.

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Shooting

ShootingFinalmente mi ha portata in studio per farmi quelle foto che da tanto volevo. Mi ha dato istruzioni su cosa portare, su cosa mi vuole vedere addosso. Arrivo in studio un po’ emozionata. Anche se sempre scatta col cellulare mentre mi scopa, lì dove lavora non c’ero mai stata, non così. Indosso il suo corsetto preferito, reggicalze, il tacco e mi appoggio allo sgabello come dice lui, sotto le luci. Non pensavo mi imbarazzasse tanto il set e la macchina fotografica. Non riesco ad essere spontanea, ma il mio padrone sa come mettermi a mio agio. Punta l’obiettivo, toglie l’occhio dal mirino e mi fissa: “Guarda me!” Mi scopa con gli occhi e io mi sciolgo, ma solo quando mi mette il collare sono finalmente libera. Lui scatta, mi tocca, mi sposta, scatta, mi lega, mi parla, scatta, mi ordina e scatta, “leccami” e scatta, gli do il mio guinzaglio e scatta, lo tira, m’infila le dita nella figa e scatta, mi gira, mi sdraia e scatta. Mi scopa. Poi scatta. Mi accarezza. Mi da la sua Nikon, mi apre le gambe, ci infila la testa e inizia a leccare: “E adesso scatta!”