Racconti erotici

Scaramucce pomeridiane

La schiena nuda del mio Padrone sdraiato sul fianco mi scatena improvviso il desiderio di affondarci i denti. Seguo l’istinto, mi avvicino, mi infilo a cucchiaio dietro di lui e gli assesto tre colpi di bacino a sodomizzare virtualmente il suo splendido culo. “Dai, gli dico, uno strap-on piccolo piccolo…” mugugna il suo no-forse-vediamo mentre continuo a colpire di bacino il suo culo. Sopporta finché non lo mordo sul dorsale destro. Con uno scatto inarca la schiena dal dolore e allungando all’dietro il braccio mi assesta una pacca sulla coscia. Per nulla sedata affondo le unghie nella sua schiena, si gira mi afferra una mano, con quella libera lo sculaccio mentre gli mordo una spalla e allora mi inchioda al materasso stringendomi il collo: “Se non la pianti ti metto la coda!” mi sibila col ghigno. “Perché non la metti tu?!” lo provoco. “La coda è tua, cagna, e tu la metti, chiaro?!” Stringe il collo mi guarda, mi quieto quel tanto che basta perché allenti la presa. Sa che non è il momento, sono nervosa, non ho la testa per perderla come dovrei e vorrei. Un breve riposo e si cominciano a fare le valige per il rientro. “Sta buona e dormi!” Un ultimo avvertimento e si gira sul fianco dandomi le spalle. La sua schiena mi suscita feroce la voglia di graffiarla. Devo chiudere gli occhi per distrarmi e tentare di assopirmi, ma la mia mente vagabonda tra pensieri. “Dormi adesso e smettila di andare in giro” mi ammonisce. “Ma come fai, senti le rotelle del mio cervello che girano?” “Si. Le sento! Zitta e dormi.” 
Mi giro dall’altra parte per non guardargli la schiena. Mugugno, mi agito, sbuffo, insopportabile capricciosa, mi rigiro, lo guardo, allungo una mano a toccargli il cazzo “Perché non infili questo coso moscio nella mia figa?”, stavolta s’incazza, mi afferra la testa per i capelli “Moscio?! Lavoraci su allora cagna!” E me lo ficca in bocca a farlo crescere nella mi gola finché mi gira e mi scopa da dietro. Poi si ferma: “Forza, continua tu che io mi riposo!” Io mi muovo sbattendo il culo contro il suo ventre, poi disobbedisco, mi sfilo all’improvviso, mi riprende, si sdraia di schiena e finisco tra le sue gambe serrata dalla stretta della destra. Lì improvvisamente mi quieto, la guancia appoggiata sul suo pube, l’odore famigliare del suo cazzo attaccato alla mia faccia, la sua mano che alle t la pres dai capelli e mi accarezza la testa. Sono a casa. Lui sente i miei muscoli rilassarsi e mi lascia addormentarmi così, al sicuro, tra le sue gambe. 

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Citazioni

Sex doll da bordello

Tra le letture sotto l’ombrellone mi è capitato tra le mani un articolo su un noto settimanale, che racconta di un bordello in Spagna che oltre ad affittare le camere ad entraneuse, offre alla propria clientela bambole in silicone talmente realistiche da rubare la scena alle colleghe in carne ed ossa. Il motivo è sempre quello: nessu giudizio, nessun obbligo. Ma anche qui qualche limitazione di carattere igienico e morale c’è…

C’è un bordello in cui i clienti possono scegliere fra prostitute vere e sex doll, che con la loro plastica bellezza riproducono in pieno (anche «potenziate») le fattezze umane. Con il vantaggio che le fidanzate non sono gelose […] Le sex doll si dividono, a grandi linee, in tre categorie: quelle basiche che sono carine ma non possono essere riscaldate e non interagiscono in alcun modo, quelle di categoria intermedia che si riscaldano e volendo possono anche gemere, e infine i modelli deluxe: belle e con il cervello, ovvero un computer installato nella testa che consente alle bambole di gestire limitate conversazioni, per ora solo a tema sessuale.
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La pineta

A passo veloce io e il Padrone affrontiamo affiancati il percorso podistico nella pineta che costeggia il mare. I sentieri che si intrecciano portano alla spiaggia o all’interno. Biciclette addossate ai cespugli segnalano la presenza dei villeggianti oltre le dune sabbiose. Alle quattro del pomeriggio incrociamo poche persone. Il Padrone rallenta e mi lascia avanti di un paio di passi. “Che fai Padrone, mi guardi le spalle?” Non mi risponde. Sento che traffica con lo zainetto, un rumore metallico e da dietro una striscia di cuoio mi prende alla gola. Infila la fibbia della cintura e mi stringe un collare improvvisato che mi blocca dalla sorpresa. Lui strattona, mi porta a spasso per alcuni metri poi mi fa proseguire a quattro zampe tra pigne e sabbia. Sporgo il culo eccitata desiderando la mia coda. Da dietro la curva rumori di presenze ci costringono ad interrompere. Incrociamo dopo poco una coppia con due cani e ci ammicchiamo complici. Alla prima rientranza mi spinge e ci inoltriamo nella boscaglia. Arriviamo ad un pino poco distante dal sentiero principale, mi ci appoggia contro con la faccia e mi abbassa i pantaloni. Il suo cazzo sfrega contro il mio culo mentre la corteccia friabile mi si sbriciola tra le mani e le formiche mi camminano sulle braccia. Le sue mani sotto la mia maglia fanno attrito con la pelle sudata. Mi stringe i capezzoli con le dita, poi mi gira e mi fa inginocchiare davanti a sé infilandomi il cazzo in bocca senza complimenti. Lo faccio crescere succhiandolo come gli piace e quando è soddisfatto mi solleva e mi riappoggia contro l’albero preparandosi a riempirmi, ma improvviso arriva il vociare di gente che si avvicina. Troppo esposti, ci tocca rimandare. Tanto domani mi porta fuori per un’altra passeggiata.

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Impertinenze all’aria aperta

Intenta a leccare i piedi del mio padrone mi perdo in pensieri altri allontanando la mente dal suo e mio piacere. Succede a volte. Divago, vago, erro in mondi lontani. Lui se ne accorge sempre e allora o mi lascia gironzolare osservandomi da lontano, aspettando paziente, oppure mi riporta a sé senza troppi complimenti… Stasera non è in vena di impertinenze, percepisce la mia devozione ai suoi piedi venire meno, infila una mano tra le mie cosce e sente la mia figa troppa asciutta per i suoi gusti. Una sculacciata con forza mi riporta in un attimo al mio posto. Mi prende per i capelli e mi costringe a guardarlo: “La mia cagna va a passeggio sola stasera?” “Scusami padrone… ” “Oh, niente scuse cagna! Vuoi uscire? E usciamo!” Mi porta sul balcone si siede sulla soglia, mi lascia sdraiata nuda dentro casa col culo fuori, mi divarica le gambe e mostra la mia figa al mondo. È buio in casa e buio fuori. Le finestre dei vicini sono accostate, ma basterebbe aprirle per vederci. “Forza cagna, fatti vedere da tutti”. In un attimo colo tra le sue mani. È un gioco di equilibrio tra il mio pudore e l’esibizionismo che lui conosce bene. Due dita infilare nella figa si muovono sul fondo, mentre con l’altra mano tormenta il clitoride. Non mi lascia abbassare lo sguardo, né le gambe che cedono nel piacere, ma lui le vuole dritte, verso l’alto e divaricate. M’impunto capricciosa nel non voler venire, lo sfido con un sorriso e lui mi trascina ancora più fuori, verso la ringhiera, imponendomi il silenzio. Non devo sospirare, mugugnare, gridare e quando arriva l’orgasmo mi mordo le mani per non fiatare, terrorizzata ed eccitata all’idea di essere scoperta. Rientra lasciandomi sdraiata sul balcone e torna con una coperta per farmi rientrare protetta dalla stoffa e dal suo abbraccio. “Vieni, ora devi far godere il tuo padrone, cagna.”