Racconti erotici

Piazzola di sosta

Quando siamo saliti in macchina il Padrone non conosceva la destinazione. Non sapeva il dove e il cosa e il come. Ho percorso le solite strade con i Suoi occhi puntati addosso, il sorriso curioso e compiaciuto. Quando sono entrata in autostrada la Sua curiosità non si conteneva, ma una sorpresa di compleanno non va svelata e Lui non mi ha chiesto di farlo. Si è messo comodo sul sedile del passeggero e dopo alcuni chilometri tra camion e musica la sua mano si è appoggiata sulle mie gambe. Mi ha guardata senza fiatare, mi ha esplorato le cosce, si è infilato tra le gambe che ho aperto, è risalito piano verso la scollatura, l’ha abbassata, ha scoperto il seno e ha succhiato il capezzolo destro tra i camionisti che ci suonavano. La sua lingua è risalita verso il collo, mi ha morso il mento, si è infilata nella mia bocca di traverso per lasciarmi guardare la strada. Poi si è riseduto sul sedile ha portato il bacino in avanti, abbassato la cerniera dei pantaloni e mi ha guardata. Gli ho sorriso e gettandomi in corsia di sorpasso gli ho tirato fuori il cazzo già duro. La testa appoggiata all’indietro, gli occhi chiusi, si è goduto una lunga e lenta discesa e risalita della mano lungo il suo cazzo, la ripetizione del gesto, più e più volte, la velocità che aumenta, il soffermarsi sulla punta, la saliva nel palmo della mano per scivolare meglio, la rotazione sopra la cappella e di nuovo giù e sù e poi: “Accosta!”
Nella prima piazzola di sosta la macchina della Società Autostrade. Ancora un paio di chilometri di sega e accosto, spengo la macchina, sgancio la cintura e Lui mi prende la testa e la spinge sul suo cazzo. Lo ingoio avida, lo spinge fino in gola, lo tiene li, mi lascia andare, soffoco, tossico, lo ingoio di nuovo, inizio a lacrimare. Mi lascia muovere la testa, le labbra che si spostano lungo il suo cazzo, lo scoprono, lo riprendono, lo bagnano, lo succhiano finché non esplode in sborra calda che mi riempie la bocca con un getto cosi violento che ingoiarlo mi avrebbe fatta sbrodolare sui suoi pantaloni nuovi e sulla camicia. Mi alzo con la bocca piena mentre Lui ride. Mi guardo attorno, valuto il portacenere, scarto il fazzoletto e in fine apro la portiera, mi sporgo con la testa e sputo fuori tutta la sua sborra. Mente mi alzo giro la testa e dietro di noi è parcheggiata a pochi metri l’auto della Società Autostrade, la portiera aperta, nessuna traccia del guidatore. Guardo il Padrone, scoppiamo a ridere e riprendiamo il viaggio. La sorpresa di compleanno deva ancora iniziare.

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Brevissime bdsm

Brevissime di Molly 3

Non sono ancora le sette del mattino, la sveglia suonerà a breve. Dall’abisso del sonno una presenza mi sveglia. Apro gli occhi e accanto al letto il Padrone se ne sta in piedi a guardarmi dall’alto. Appoggia le ginocchia sul letto: “Fuori la lingua cagna!” Obbedisco mansueta. Il Padrone ci sbatte sopra il cazzo più volte poi me lo infila in bocca. “Succhia!”. Obbedisco addormentata. Annebbiata. Intorpidita. Il Padrone ha un moto di impazienza rassegnata: “Molly, al mattino non ce la puoi proprio fare eh?!” Sorrido impacciata da un cazzo in bocca. Con colpi veloci me la scopa per ribadire un possesso, si sfila, mi bacia. “Ne riparliamo stasera!”

Suona la sveglia.

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Il ritorno

Rientrando dal lavoro a metà pomeriggio so che troverò il Padrone dopo tre giorni di separazione. Insolito quieto immobile silenzio in casa in sua assenza. Parcheggio e alzo la testa. Lui mi guarda dal balcone, mi saluta, mi aspetta sulla porta di casa e ancora sul pianerottolo si riprende pezzi di me iniziando dalla lingua. Il tempo di togliermi di dosso il peso della giornata lavorativa e dal letto Lui esige di vedere la rasatura di fresco della mia figa, la nudità assoluta che tanto gli piace, il liscio su cui scivolare. La testa tra le mie gambe la osserva soddisfatto, la saggia con le mani, con la lingua poi ci si tuffa d’impegno: “Ti  sono mancato cagna?” Mugugno: “Si Padrone. Sempre… però non ho capito perché non sei tornato domani” Un morso sull’interno coscia mi suggerisce che l’obiezione non è gradita. Urlo. Si solleva mi penetra col desiderio arretrato dell’assenza. Sono così fradicia che deve asciugarmi per sentirmi meglio. Mi prende fissandomi e fissandomi richiede: “Ti sono mancato cagna?” “Moltissimo Padrone! … però perché tornare di giovedì? Potevi fare più giorni di mare…” In un colpo violento di bacino e mi spinge il cazzo al fondo stizzito, esce da me, mi gira sulla pancia e mi solleva dai fianchi: “Hai il culo aperto cagna” “Si Padrone, per te.” Sospiro pregustando il seguito, ma lui lo ignora e riaffonda nella figa: “Visto che volevi tornassi domani il tuo culo può aspettare.” Sogghigna. “Ma no Padrone, che dici, è solo che… ” Mi schiaccia sul letto col peso del suo corpo: “Devi solo dire che ti sono mancato, cagna!” “Sì Padrone, l’ho detto, ma…” Mi tappa la bocca con la mano: “Vabbé, sta zitta che è meglio!” E finisce di scoparmi venendomi sulla schiena. Ansimanti sul letto a riprendere fiato mi accarezza la schiena giocando col suo sperma. “E ora?” chiede. “Andiamo a comprare una macchina!” dico.
Via!