Racconti erotici

Nella rete delle calze

Sul letto, aspetto che arrivi il Padrone.
Un esperimento.
Mai piaciute le calze a rete, mai messe, mai volute.
Un’avversione e le avversioni vanno messe alla prova. Ho scelto dei collant aperti. Scoperto il pube liscio, la figa, il culo. Esposta. La rete mi infastidisce e solo indossando le décolleté nere mi trovo accettabile. Mi rilasso e mi sdraio ad aspettare, prona, come devo stare. I Suoi passi arrivano sulla soglia. Silenzio. Non mi giro, immobile a un Suo “Ferma!” che mi bagna all’istante. Rumori di scatole aperte, fruscii, si sfila la cintura dai pantaloni. Mi afferra le caviglie e mi tira a bordo letto, la cinghia attorno ai polsi a legare le mani dietro la schiena, mi solleva il culo in aria, la faccia sprofondata nel materasso. “Guardati!” dice, spostando le lenzuola e lo specchio per farmi vedere. “Una cagna in calore!” Mugugno quando affonda le dita nella figa per sentire se sono pronta e scivola dentro e mi fruga e gratta e spinge finché non mi sente urlare, ma un attimo prima di farmi squirtare si ferma: “No, oggi no!” Non ho tempo di maturare la delusione, Lui affonda la faccia passando dal culo alla figa, leccando, succhiando, penetrando con la lingua e con le dita, io gemo, e mugugno e urlo e prego che mi sleghi, voglio stare a 4 zampe come una cagna deve. Le mani libere mi costano un plug nel culo che si apre senza sforzo. Il Padrone prende ciò che è suo! Poi molla la presa e il plug si sfila ed esce alla prima contorsione. Un colpo di frustino sulla natica mi avvisa che non dovevo lasciarlo cadere, ma so che era quello che il Padrone voleva ottenere. Un urlo e quasi rabbia, mi irrigidisco, ma è solo un attimo poi riconosco la punta fredda del plug di vetro della mia coda. L’idea di indossarla m’infradicia, mi lubrifica, entra. “Ora scodinzola cagna!” ma non riesco a farlo a lungo perché mi ferma i fianchi, li afferra, mi tira, mi riempie anche la figa. I Suoi colpi profondi e lenti prendono velocità e lo specchio mi rimanda l’immagine delle mie tette nude che ondeggiano al ritmo del Padrone, la mia bocca aperta la coda alzata sulla schiena inarcata, i fianchi afferrati usati come maniglie, il Suo cazzo che entra ed esce… Vedermi così troia mi fa venire in poco tempo, non appena mi dice di toccarmi, poi una mano sulla schiena, mi spinge, mi abbassa, mi sdraia, mi copre e mi riempie, svuotandosi.
Niente, le calze a rete proprio non mi piacciono.

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Citazioni

Combattimento di guerrieri

Come sei bello quando sei eccitato!
Come hai gli occhi più neri… così neri:
Due nere notti che stanno in agguato
Sopra i miei seni, sopra i miei pensieri.

“Tu mandali a dormire i tuoi pensieri,
devi ascoltare i sensi solamente;
sarà un combattimento di guerrieri:
combatterà il tuo corpo e non la mente”

Ho paura di te: sei così bello!
Non affogarmi in notti tanto nere
se prima non mi apri nel cervello
la porta che resiste del piacere.

“La porta del piacere… eccola, è qui.”
Quella del tuo sicuramente sì.
“Chi ti apre il cervello? dimmi, chi?”
Chi lo sa aprire… Piano… si, così…

Baciami; dammi cento baci, e mille:
cento per ogni bacio che si estingue,
e mille da succhiare le tonsille,
da aver in bocca un’anima e due lingue.

Oh sì, accarezza dolcemente, sfiora,
ma minaccia ogni furia e ogni violenza;
lentamente… non dentro, non ancora…
portami a poco a poco all’incoscienza.

“Maledetta, luttuosa fantasia
Che esige un cuore mite e anche feroce…”
Fingi di averlo il levamela via:
Io voglio che mi avvolga la tua voce.

Giura che mi terrai nuda e legata
per una notte intera, a luci spente;
Che se mento sarò martirizzata
a mezzogiorno, irrevocabilmente.

“A luci spente no. Devo vedere.
Non avere ritegni, fa’ la troia.”
Sotto di te, le braccia prigioniere,
sento che tremo di piacere e gioia.

Fa’ presto, immobilizzami le braccia,
crocefiggimi, inchiodami al tuo letto;
consolami, accarezzarmi la faccia;
scopami quando meno me l’aspetto.

“Le gambe, incrociate sulle mie natiche:
spingilo dentro, guidamelo tu.”
Non voglio prendere pose acrobatiche…
e mi piace così… molto di più…

“E l’amore da sola lo fai mai?”
Mi infilo a volte un cetriolo… “Eh?
Dopo mi mostri bene come fai.”
Oh no!… “Oh sì. Lo fai davanti a me.”

“Questa tua folla d’ombra e mi indispone…”
Mi fai male. “Cambiamo posizione.
Per essere il tuo schiavo e il tuo padrone
rinnegherò tre volte la ragione.”

“Girati, mettiti qui, a quattro zampe.
E sta giù. Sei più rigida di un mulo!”
Mi va il sangue alla testa, ho già le vampe…
“Giù con la schiena, ho detto: mostra il culo.”

“Vuoi il cazzo? vuoi la lingua? vuoi le dita?
o vuoi un sessantanove laterale?”
Sei la mia sola garanzia di vita,
sei la mia malattia quasi mortale.

“E prenditelo tutto, proprio tutto:
devi sentirmi tutto dentro te,
e dopo voglio entrarti dappertutto…
Stai svenendo? venendo? cosa c’è?”

Via da me… no, verso me: mi entro dentro…
“Che cosa hai detto?” Non ho detto niente.
… come verso il rovescio del mio centro,
come uno svenimento della mente…

“Tu bruci dappertutto… stai bruciando…
ti spegnerò, e ti farò gridare…”
Sì, continua così… oh sì… e quando…
e quando vengo… non accellerare…

“Ehi! C’è una notte intera qui per noi;
mi raccomando, non venire ancora,
prolunga il tuo piacere più che puoi…
Se vieni, ti sculaccia per un’ora.”

“Posso venirti dentro?” Devi farlo.
“Ne sei sicura?” Sì, sono sicura.
“Parla, dimmi qualcosa.” Adesso parlo:
mi sei nel sangue… In ogni mia giuntura…

Mi sta ondeggiando fin dentro il cervello,
e sempre più assoda e più si ingrossa,
sempre più mi riempie… “E non è bello?”
hai ragione un vigore da incidere le ossa.

[…]

Patrizia Valduga. Cento quartine e alte storie d’amore. Einaudi

Le quartine qui riportate sono una selezione. Mi sono presa la libertà di saltarne molte senza segnalarlo con le […] per non compromettere la scorrevolezza del testo, ma ne consiglio la lettura integrale.

Racconti erotici

Le scale

IMG_5840Mi hai lasciata sulle scale e sulle scale mi hai trovata. Immobile, come mi hai detto, sui tacchi alti degli stivali, le gambe e le labbra aperte. Ti sento salire le scale alle mie spalle, senza fretta, armeggiando con la cintura e la cerniera dei tuoi pantaloni. Ad ogni gradino il mio respiro si fa più veloce e quando arrivi a sfiorarmi le gambe col tuo cazzo ho un sussulto. Il tuo alito caldo sulla nuca, ti avvicini al mio orecchio, dici il mio nome. “Brava Molly, sei stata ferma….” Sei più alto di me, la differenza di un gradino, ma i tacchi ti costringono a stare sul mio stesso scalino per sovrastarmi e tu giochi con quelle altezze salendo e scendendo e girandomi attorno per toccarmi come preferisci. Nello spazio del gradino il tuo corpo aderisce al mio, la cappella del tuo cazzo è umida, lo lasci libero dalla tua mano, lo sento appoggiarsi. Lo voglio! Non sarà così facile ottenerlo, lo so. La mia mano lungo i fianchi, disobbediente, si sporge per toccarlo coi polpastrelli, per afferrarlo, ma la tua risale tranquilla alla mia gola e l’afferra decisa: “Ti ho detto che puoi toccare Molly?” No, non lo hai detto. Mi fermo, ti afferro il polso sul mio collo, non per spostarlo, ma per garantirmi che tu non lo tolga… La testa reclinata sulla tua spalla dalla pressione della tua mano, mente con l’altra mi esplori senza fretta, giochi coi miei capezzoli, scendi sui fianchi, sento la durezza del tuo cazzo mentre la tua mano arriva alle cosce, si sposta all’interno. Un rivolo sottile, una goccia scivola dalla mia fica lungo la coscia. La raccogli risalendo – “Coli Molly…” – la riaccompagni alla fonte e le tue dita mi aprono scivolando dentro la fica senza difficoltà. Mi inarco, mi trattieni dal collo, frughi, gratti con due dita, mi fai mugugnare, poi urlare. Mi cedono le gambe, devi reggermi per non cadere entrambi dalle scale. Io voglio il tuo cazzo, lo sai, ma vuoi che te lo chieda. Testarda sto muta.
La tua mano dalla gola passa al collo, poi tra le scapole. Mi spingi. “Giù Molly! Gambe dritte” La mia schiena si piega avanti, appoggio le mani ai gradini più alti, il mio culo per aria, esposto a te. Sento la punta del tuo cazzo che struscia tra il solco delle natiche: – “Basta chiedere Molly… se lo vuoi” – scivola sul fradicio della mia fica, si ferma all’ingresso, si appoggia, trattengo il respiro, non chiedo, risale. Cazzo! Un movimento di stizza, tu ridi. Mi stringi i fianchi, affondi le unghie, risali sul culo fino al mio buco, ce lo sbatti sopra un paio di volte “Molly… come si dice?”
“Ti prego Padrone, ti prego…”