Dissertazioni genitali, Parlando di sesso

Rosso sangue

Solleva la testa dalle mie cosce, dagli umori che ha provocato, che ha poi succhiato, leccato ingoiato. Bevuto. Mi eccita la vista del mio Padrone, i suoi occhi, i movimenti, la foga, i baffi e la barba rossi, incrostati del mio sangue. L’assenza totale di pudore e tabù, anzi, l’enorme piacere di infrangerli, di superare limiti. Mi passa dalla lingua il mio gusto ferroso. Macchie di rosso imbrattano le mie cosce, la sua faccia, la mia, le lenzuola. La scena di un crimine…

E in un certo senso è proprio così.

Provate a digitare su YouPorn “sesso durante le mestruazioni”: troverete scene di sodomia, piogge d’oro, dove l’urina cola a fiotti, qualche rara immagine di penetrazione sanguinolenta, ma nessuna scena di cunnilingus mestruale.” Esite però un club molto esclusivo di uomini eccitati dalle mutandine e dagli assorbenti impregnati di sangue mestruale, che si riforniscono presso un sito specializzato.

Di contro esisteranno migliaia di uomini che dalle mestruazioni stanno alla larga, ne sono infastiditi o addirittura disgustati. Il sangue mestruale è sempre stato demonizzato.

Plinio il Vecchio nella sua Storia naturale, scrive “Al sopraggiungere di una donna che ha le mestruazioni il mosto inacidisce; al suo contatto le messi divengono sterili; muoiono gli innesti, bruciano i germogli dei giardini, cadono i frutti dagli alberi presso cui la donna si è fermata; al suo solo sguardo la lucentezza degli specchi si appanna, si smussa la punta delle lame, si oscura lo splendore dell’avorio, muoiono le api negli alveari; persino il bronzo e il ferro si arrugginiscono all’istante…” […]
Oltre agli ipotetici misfatti, al sangue mestruale si attribuiva anche il potere di curare la lebbra, le emorroidi, la gotta, l’epilessia o le emicranie, ed era ingrediente di tutti i filtri d’amore.

Devo ammettere di non essere mai riuscita a far inacidire il latte o a curare le mie stesse emicranie, ma non mi dispiacerebbe avere questi poteri, non fosse che nei millenni le donne e le loro mestruazioni non se la sono proprio passata bene.

Il tempo in cui le donne primitive si richiudevano per qualche giorno in una capanna a sanguinare in pace, prima di uscire di nuovo con il volto macchiato di sangue mestruale per indicare agli uomini che poteva cominciare il periodo degli amori, assunse  un aspetto più restrittivo. Invece del sangue, per truccare la bocca fu inventato il rossetto. Le religioni monoteiste, che non sempre sono amiche del sesso ricreativo, hanno optato ben presto per un approccio meno cosmetico.

Per farla breve Ebraismo e Islam ritengono impure le donne mestruate e obbligano gli uomini all’astinenza dal sesso, pena il contagio dell’impurità. Per il Cattolicesimo apparentemente la nozione di impurità è meno severa, ma nel Medioevo le donne mestruate non dovevano fare la comunione, non potevano avvicinarsi al coro e il sangue mestruale era così malvisto che negavano persino che la Vergine avesse le mestruazioni. Non è che col passare dei secoli le cose siano poi migliorate tanto, o almeno non in tutte le latitudini e classi sociali. La situazione è così critica per milioni di donne che è stata indetta, il 28 maggio (oggi), la Giornata internazionale dell’igiene mestruale con lo scopo di eliminare il tabù e sensibilizzare il grande pubblico su questo tema.
Giusto per fare qualche esempio: in alcune regioni del Nepal durante le mestruazioni le donne sono costrette a rimanere chiuse in capanna; in India si vieta loro di fare la doccia, mentre in Bolivia si fa credere alle ragazze che gli assorbenti potrebbero far venire il cancro, il che non è da escludere visto che in tutto il mondo le protezioni igieniche non sono considerati dispositivi medici quindi non sono sottoposti alla stessa normativa. Non è obbligatorio indicare i prodotti chimici o i materiali di cui sono fatti (cotone, cellulosa o materie plastiche), gli additivi che contengono (profumi, addolcenti, ammorbidenti…) o i processi industriali di fabbricazione. Tanto, vanno solo inseriti in vagina o comunque a contatto per ore con le mucose femminili. Che sarà mai!
E non dimentichiamo le questioni economica ed ecologica:

In quarant’anni di vita mestruale una donna usa da 12.000 a 15.000 tamponi, assorbenti e proteggi slip che le costano 2500 euro e producono circa una tonnellata e mezza di rifiuti. A parte i rifiuti, anche i processi industriali hanno un impatto sull’ambiente: la produzione di plastiche e di idrocarburi, di imballaggi, sovraimballaggi e di fibre sintetiche, e inoltre lo sbancamento al cloro, la coltivazione del legname o del cotone.

Senza contare che l’IVA pagata sulle confezioni di assorbenti in Europa va dal 10 al 25% (Incredibilmente in Svezia e Norvegia) invece che del 5,5-6 %, aliquota riservata ai generi di prima necessità. A chi non ritiene che la protezioni igienica sia un genere di prima necessita, ricordo che è una delle prime cose che chiedono le donne che vivono per strada, in zone di guerra o di grande povertà.

Consiglio – a chi interessa – la lettura del bel libro ironico quanto istruttivo di Elise Thiébaut, Questo è il mio sangue. Manifesto contro il tabù delle mestruazioni. Einaudi, 2018 (Super ET Opera viva). Da questo libro sono tratte le citazioni di questo post.

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