Racconti erotici

Brevissime di Molly 6

tumblr_phapjyxTzH1um5l8o_540Piano terra, una finestra a lato, una dietro. Vista parcheggio, solo il mobile separa dalla collega. La gonna alzata sulle cosce, autoreggenti vista pizzo, le dita sul clitoride, gonfio come le labbra. Fradicia, Lui nella testa, Lui nel mio culo, Lui che si muove, mi muove, mi usa, anche da altrove. Passano estranei fuori dal vetro. Ansimo. Tappo la bocca con la sinistra, compulsiva la destra sulla figa, divarico cosce da troia. Odore di sesso in ufficio, rumore liquido, colo. Smetto, non posso, ma voglio e devo. Annuso l’aria, respiro sesso, salivo. Si alza la collega, percorre il corridoio, si allontana, sposto gli slip, infilo di nuovo le dita, tappo la bocca, Lui nel cervello, spinge, cresce, esplode, deflagra, vengo mentre squilla il telefono.

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Sotto la scrivania

tumblr_l1i1034b6t1qb06k0o1_500Accucciata, nuda, spoglia, esposta, inerme, sua. Aspetto impaziente, ma la pazienza s’impara, l’insegna il Padrone. Freddo il pavimento congela, dura la scrivania ci sbatto. Guaisco, raspo, mugolo, scalcio mi scrollo da cagna. “A cuccia Molly, sta buona!” Mi spezzo le unghie e taccio, mi sbuccio ginocchia muta, ferisco la testa zitta.
Sotto la scrivania aspetto. Appoggio la testa alle Sue gambe, mi scompiglia i capelli distratto, succhio le dita che mi porge, avida, me le faccio bastare, è già tanto. Togliergli le scarpe, leccargli devota i piedi, risalire alla caviglia, l’incavo del ginocchio, la coscia, le palle il cazzo… A stento trattengo l’impulso di sfregarmi contro le sue gambe, abbassargli la cerniere, annusare il suo odore, assaggiare il suo umore, ingoiare il suo piacere. Mi scaccerebbe con un calcio, ma senza intenzione di dolore.
Aspetto, decisa a restare ai Suoi piedi, accucciata, come cagna deve aspettare.

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Mantra

IMG_6782calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma
CAZZO
Zitta, muta, buona, imbavaglia(mi)ta
calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma
CAZZO
Suda, spingi, forza, sbatti, batti, batti, batti(mi)
CAZZO
calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma calma
E lascia stare il capo treno, Cazzo!

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Supplemento di Penitenza

IMG_6675Scivola la sborra con l’acqua della doccia: dalla schiena, lungo la curva delle natiche, per la lunghezza delle gambe, disperdendosi in un rivolo denso, mentre ingorda la mia bocca ne sente la mancanza.
Nemmeno un assaggio in punta di dita, solo gocce disperse nel tragitto fino al bagno.
Grido di piacere all’unisono col suo mentre il getto caldo m’ha invaso la schiena in pozza biancastra d’orgasmo virile.
Sfilato il cazzo per compiere l’impresa, la mia figa, terribilmente vuota, si è contratta cercandolo ancora, perdendo liquidi non più trattenuti dalla sua erezione.
Colpi veloci nel battere carne su carne in spinte successive, sfondata, trattenuta dal peso del suo corpo, schiacciata sul cuscino dalla mano sulla nuca.
Quasi prona, il culo in aria a ricordare la perduta postura quadrupede in cui mi ha voluta.
Spinta sul letto già fradicia, pronta ad accoglierlo a esaudire la sua voglia di scoparmi.
Mani sul mio corpo, lingua nella bocca, sguardi di intenzioni manifeste.


Scritto per assolvere alla seconda penitenza dall’implacabile Ysingrinus. Fallita la prima per una U in eccesso nell’ultima riga, questa l’ulteriore prova da superare: “scrivere un articolo dalla fine all’inizio, al contrario, ma scritto al dritto eh. Cioè dall’epilogo vai al prologo.”

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Penitenza

Il poggiolo di cemento protegge i corpi nudi di vesti e pudori.

Spalancata di coscia accolgo il suo cazzo tra umori di fradicia figa.

Dondolo, sbatto, godo. Rumore carnale. Urla soffocate da mano ferma.

Ritardi di amplessi, mai meta finale del piacere sensuale.

Estinte le forze crolliamo nel letto vicino; la lingua virilmente resiste tra gambe ancora aperte.


Scritto per assolvere alla penitenza inflittami dal sadico Ysingrinus. Non avendo risolto il suo Quizzettone ho dovuto omettere in ogni frase una vocale nel consueto ordine: A, E, I, O, U.

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Brevissime di Molly 5

IMG_6642Il culo in alto, le spalle sul materasso, la testa affondata sul cuscino, la nostra immagine riflessa nello specchio. A ogni colpo di reni mi affonda il cazzo nella figa spingendomi il plug nel culo. Le sue palle sbattono in ritmica altalena. Spinge, resta, ritira, respinge. Il vomito per terra non è un pensiero, ma il ricordo del suo cazzo in fondo alla mia gola. Mi squasso in un orgasmo con dita che tremano, in urlo soffocato dalla stoffa. Mi riempie di sborra calda e frana sulla mia schiena, a ritrovare un ritmo regolare del respiro, entrambi esausti.
Contro il tedio di un pomeriggio di festa.

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Differenze stilistiche

Lenzuola immacolate, bianche, stirate, tese sul letto dove corpo di donna giace, le cosce aperte ad ospitare un corpo di uomo che leggero muove i propri lombi scivolando da un fuori a un dentro e da un dentro a un fuori con ritmata costanza fino a un gemito di lei che gli si aggrappa alle spalle, fino a un grido soffocato di lui che le si svuota dentro e leggero le si affianca sospirando.


Lenzuola macchiate di umori, pregne di odori, aggrovigliate, ammonticchiate, cadute dal letto dove corpo di donna si scuote, divincola, contrae, le cosce spalancate, divaricate dall’uomo che con forza la sbatte stringendole la gola, tenendola per i capelli, schiacciandola col peso del proprio corpo, ritmando senza costanza, cadenza alternata, variata, improvvisata, spingendo come gli pare, rimbalzando la carne nella carne, affondando in liquido rumore e tonfo di bacini che sbattono, fino all’esausta conclusione di corpi sfatti accasciati l’uno sull’altro in un’unica massa. Una fusione perfetta che non trova ragione in un semplice orgasmo.


A ognuno il proprio.

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Devozione

downloadGli occhi offuscati, la bocca aperta in un grido muto, incapace di pensare, senza nessuna volontà e desiderio di farlo: Lui decide, io godo e basta. Il suo sguardo m’inchioda al letto, immobile, scossa solo dai colpi di bacino coi quali affonda il suo cazzo in me, senza nessun riguardo, delicatezza, attenzione, sbattendomi come una cagna deve essere sbattuta, col rumore dei corpi che impattano, e del liquido della mia eccitazione che accoglie il Padrone. Strette le mani attorno alla mia gola, il suo peso mi schiaccia le gambe che ha appoggiate alle spalle. Mi manovra come fossi un oggetto, mi sposta sul letto, mi spinge, mi tira, mi gira, mi alza le gambe. Improvvisa mi arriva una sberla. Repentina, non forte, ma decisa. Affermazione di possesso, evidenza di dominio. La sorpresa mi toglie il fiato. Secondi di incredula sospensione poi il furore mi acceca, mi priva d’ogni avanzo di raziocinio, lasciandomi solo istinto. Un animale montato. Occhi negli occhi, combatto una guerra persa che non voglio vincere, ma lotto per resistere e godo e mi contorco e urlo di piace e ribellione e sfida. Sostengo il suo sguardo per secondi che dilatano il tempo e si fanno perenni, poi cedo, abbasso gli occhi, chino la testa, mi faccio mansueta. Vinta, consapevole che Lui ha di nuovo alzato l’asticella dei miei limiti.
“Non ti lascio andare, cagna, lo sai.”
Lo so. Anche per questo gli sono devota.