Brevissime bdsm

Segni

SegniChi li lascia sulla pelle,
bellissimi e labili
Chi li imprime per sempre nel cervello:
indelebile marchio.

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Parlando di sesso

Differenze

tumblr_otndb5otMh1w7i57ko1_500Succhiare un cazzo è un atto di volontà. Scoprirlo, guardalo, impugnarlo, leccarlo, giocare con le vene che si gonfiano, stuzzicarne la punta, succhiare il frenulo, metterlo in bocca, decidere il ritmo, i tempi, il modo e se farlo venire. Un pompino è scopare un uomo con la bocca.

Farsi scopare la bocca è un atto di sottomissione.  Ti appoggia la punta, la sbatte sulla lingua, te lo fa desiderare, ti afferra i capelli, te lo ficca in bocca, lo conficca in gola, rimane, poi esce, riaffonda, non ti lascia respiro, ti spinge la testa, ti fa lacrimare, soffoca, detta il ritmo, resta al fondo, conato, riprende, ritmo veloce, poi lento, sbavi, gli bagni i coglioni, respiri, poi dentro di nuovo, ti riempie e tu ingoi.

Racconti erotici

Sotto la scrivania

tumblr_l1i1034b6t1qb06k0o1_500Accucciata, nuda, spoglia, esposta, inerme, sua. Aspetto impaziente, ma la pazienza s’impara, l’insegna il Padrone. Freddo il pavimento congela, dura la scrivania ci sbatto. Guaisco, raspo, mugolo, scalcio mi scrollo da cagna. “A cuccia Molly, sta buona!” Mi spezzo le unghie e taccio, mi sbuccio ginocchia muta, ferisco la testa zitta.
Sotto la scrivania aspetto. Appoggio la testa alle Sue gambe, mi scompiglia i capelli distratto, succhio le dita che mi porge, avida, me le faccio bastare, è già tanto. Togliergli le scarpe, leccargli devota i piedi, risalire alla caviglia, l’incavo del ginocchio, la coscia, le palle il cazzo… A stento trattengo l’impulso di sfregarmi contro le sue gambe, abbassargli la cerniere, annusare il suo odore, assaggiare il suo umore, ingoiare il suo piacere. Mi scaccerebbe con un calcio, ma senza intenzione di dolore.
Aspetto, decisa a restare ai Suoi piedi, accucciata, come cagna deve aspettare.

Brevissime bdsm

Al limite del piacere

tumblr_ph7fev8lsr1uvnpth_540Saliva il Padrone nella mia bocca, sbava – fottendomi – sulla mia faccia, riempie il mio corpo come più gli aggrada, lo bagna di orgasmi e di lingua e di urina. Umori passati di bocca, bevuti dal cazzo, succhiati dalle dita, leccati dalla pelle. Infradiciata da ogni suo liquido (e mio) ne godo come cagna deve godere. Ma mai ha sputato nella mia bocca. Il Padrone concede alla sua cagna la sua unica ritrosia. Tutti hanno un limite al piacere, questo è il mio.
Un giorno, volendo, mi spingerà oltre.
Ora no.

Citazioni

Proiettando Molly

Un’intervista immaginaria di Faccamerika alla quale non ho preso parte, ma che mi ha divertita.

FaccameriKa!

“Siediti. Mettiti comoda. Sul letto, sul divano, dove preferisci”, le faccio.
Molly si mette sul letto.
Sorrido per la sua scelta.
“Allora?”, esordisco.
“Allora cosa?”, risponde.
“Cos’è questa storia del tuo PADRONE?”
Mi guarda stupita.
“Dunque è per questo che mi hai convocato in questo posto… Cos’è che non hai capito, che non ti è chiaro?”
“Non è che non ho capito. Solo non credo che quello che scrivi sia tutto vero al cento per cento…”
“Eccome se lo è”, si inorgoglisce.
“Forse esageri un tantinello, lo capirei… A tua detta saresti quasi una schiava di Cartagine!”
“Non so come erano le schiave a Cartagine. Ma sì, io sono una schiava. Sono la schiava del mio Padrone…”
“Molly, basta stronzate. Ma che schiava e schiava! Schiava… nell’anno 2018?!”
“E allora? Pensi forse che la schiavitù non esista più?”
“Non è che non esistano più le schiave, per carità! Però in…

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Devozione

downloadGli occhi offuscati, la bocca aperta in un grido muto, incapace di pensare, senza nessuna volontà e desiderio di farlo: Lui decide, io godo e basta. Il suo sguardo m’inchioda al letto, immobile, scossa solo dai colpi di bacino coi quali affonda il suo cazzo in me, senza nessun riguardo, delicatezza, attenzione, sbattendomi come una cagna deve essere sbattuta, col rumore dei corpi che impattano, e del liquido della mia eccitazione che accoglie il Padrone. Strette le mani attorno alla mia gola, il suo peso mi schiaccia le gambe che ha appoggiate alle spalle. Mi manovra come fossi un oggetto, mi sposta sul letto, mi spinge, mi tira, mi gira, mi alza le gambe. Improvvisa mi arriva una sberla. Repentina, non forte, ma decisa. Affermazione di possesso, evidenza di dominio. La sorpresa mi toglie il fiato. Secondi di incredula sospensione poi il furore mi acceca, mi priva d’ogni avanzo di raziocinio, lasciandomi solo istinto. Un animale montato. Occhi negli occhi, combatto una guerra persa che non voglio vincere, ma lotto per resistere e godo e mi contorco e urlo di piace e ribellione e sfida. Sostengo il suo sguardo per secondi che dilatano il tempo e si fanno perenni, poi cedo, abbasso gli occhi, chino la testa, mi faccio mansueta. Vinta, consapevole che Lui ha di nuovo alzato l’asticella dei miei limiti.
“Non ti lascio andare, cagna, lo sai.”
Lo so. Anche per questo gli sono devota.

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Giù!

“Giù Molly, davanti a me!” Mi abbasso, in ginocchio, non lascio i tuoi occhi. Sorrido sorniona. Lo sguardo ti sfida, il corpo obbedisce. Un riflesso pavloviano, da cagna. “Giù Molly” Il tono basso, calmo, ma indiscutibilmente è un ordine. Non mi imponi formalismi. Non pretendi il Lei o il Voi o un Grazie, né un Padrone che io non senta come vero, ma non si discute davanti a un ordine. Nemmeno ci provo, nemmeno lo voglio. In ginocchio. “Lo vuoi il mio cazzo Molly?” Oh si lo voglio, lo dico, lo chiedo, t’imploro. “Mani dietro la schiena” Non posso toccare, non posso fare, decidere, agire sei Tu che mi usi. “Apri Molly, fuori la lingua!” Ce lo sbatti sopra più volte, il Tuo cazzo mi eccita, mi prepara, mi invoglia, l’acquolina in bocca. Le tue mani dietro la mia nuca, s’intrecciano: “Ferma Molly!” Ferma. La cappella appoggiata alle labbra, spingi, apro, entri, piano. Stringi la testa, muovi il bacino, entri più a fondo, arrivi alla gola. Mi tieni lì. Gli occhi si stringono, lacrimo, soffoco, sbavo. Molli la presa, mi fai respirare, ma non mi dai tregua, riprendi, affondi, rimani, lasci. Aumenti il tuo ritmo, mi scopi la bocca, saliva che esce bagnando il tuo cazzo, veloce Tu entri poi esci, rumore di liquido, mi blocchi, mi tieni, la gola si stringe attorno al tuo cazzo, contraggo la figa, squirto, rilascio. Colo lungo le cosce. La pozza per terra aumenta ogni volta che affondi in gola e mi tieni lì ferma, la bocca appoggiata alla base del cazzo, soffoco, conato, trattengo, mi fermi, poi molli. Contraggo, squirto, rilascio. Se vomito a terra mi fai continuare. Rigata dal mascara, paonazza, sbavata, la tua cagna usata. Aumenti il Tuo ritmo, il bacino si muove, veloce, le palle che sbattono sul mio mento, i capelli tirati tra le tue dita, ti sento, il Tuo cazzo si gonfia, mi stringi, mi riempi. Un fiotto caldo di sborra m’invade la gola. Ingoio, ti assorbo, assaporo, mi nutro di Te. Pulisco. Tutto.

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Macchie

Gratti, spingi, giri, scavi, apri. Mi apri, mi apro, rilascio. Ti inondo le mani di me. Fuoriuscite di liquido, caldo abbandono. Scorri in me, mi svuoti di ogni resistenza mentale e fisica. Non penso, godo, non spruzzo, tracimo. Abbatti ogni mia difesa, crollano dighe, allago. Macchie scure sulle lenzuola segnano il passaggio di Te in me. “Cagna, hai di nuovo bagnato il letto”. E se come nel test di Rorschach mi chiedessi di spiegarti le macchie risponderei solo: sei Tu Padrone.

Parlando di sesso

Dichiarazione

Il mio culo ti appartiene!
Tutto il resto anche, certo, ma il mio culo è tuo sopra ogni altra cosa.
Ci appoggi le mani con la sicurezza del Padrone, lo afferri, lo tieni, lo giri, lo batti, lo mordi, lo allarghi, lo prendi, lo sbatti, lo sfondi, lo usi.
Arredamento di casa Tua.
Ti strusci tra le natiche per farti riconoscere. La punta del tuo cazzo, come chiave di serratura, mi apre.
Ti riconosce il mio culo.
Ti accoglie, ti agevola, ti tiene, ti culla, ti stringe, ti scalda, ti gonfia, ti svuota.
Si riempie.
Il mio culo è Tuo Padrone.