Racconti erotici

Sotto-messa

IMG_5793Accasciata ai tuoi piedi stremata e ansimante mi arrotolo contro le Tue gambe, mi chiudo in abbraccio, mi struscio cercando il Tuo contatto mentre il bruciore dei colpi sulla pelle pulsa. Le frange del flogger pendono dalla tua mano ancora oscillanti dopo l’ultimo colpo, mi sfiorano i fianchi per ora inoffensive. Sento la Tua presenza sopra a me, sopra a tutto, i Tuoi occhi sulla mia schiena, sento il Tuo desiderio, la sua violenza, la sua forza, la Tua forza che è anche la mia. Mi guardi dall’alto e sai che non la dirò la safeword, continuerò a contare facendomi scarnificare piuttosto che dirla perché ogni colpo sancisce l’appartenenza, suggella un patto, prosegue un percorso di fiducia che abbiamo fatto assieme, rafforza la tua volontà di farmi Tua, la mia volontà di esserlo. “Guardami” dici. I tuoi ordini sono sempre detti. Basta questo. Sai la mia fatica nel guardarti in certi momenti, ma lo faccio. Sorridi leggendo la sfida nei miei occhi. Ti piace, Ti stimola, Ti gratifica. L’Hai vista dal primo momento la mia ribellione, non Sei fuggito come altri, Hai raccolto la sfida che ero, non per schiacciarmi, non lo fai mai, ma per vincermi ogni volta stimolando la mia curiosità, la mia voglia di abbandonarmi anche. Docile non mi vorresti, docile non sono. Misuri la tua forza imponendoti sulla mia.
Leggi nei miei occhi, sai che sono pronta a tornare in posizione, ma Ti chini su di me, mi sollevi priva di forze, mi adagi sul letto, mi lecchi i segni rossi su culo e schiena, m’infili una mano nella figa, la trovi fradicia, già lo sai, mi giri “Guardami cagna, sempre”. Sempre ti guardo. Mi metti una mano sul collo. Il resto Lo sai.

Dissertazioni genitali

Aperitivo biondo

IMG_5325Ha rasato i capelli così corti che le si vedono un paio di sensualissimi nei subito sopra l’orecchio. Sottili i capelli della mia biondina lasciano intravedere il cranio. Sudata e trafelata da una corsa estiva per raggiungere il bus che condividiamo da un anno. Le leccherei le gocce di sudore che le rigano la nuca, mentre usa un fazzoletto per asciugarsi scusandosi della “condizione pietosa da caldo“.
Ti potessi scopare saresti messa peggio, ti garantisco.
La mia biondina acqua e sapone è un’accozzaglia di vestiti sbagliati, male abbinati, cadenti sui lati. Mi viene da sbucciarla di ogni strato inutile per arrivare alla polpa. Chiacchiera con un’espansività che e carattere e una vitalità che è anagrafica, ma sarei disposta a passare sopra ai suoi trent’anni pur di ficcarla tra le mie gambe a usare la lingua restando zitta. Larga, piatta, calda. Mi bagno solo a pensarci. Parla dei suoi problemi sentimentali mente seguo la discesa libera di una goccia di sudore dalla sua fronte fino alla guancia arrossata. Lì le ho appoggiato la mano la prima volta che con slancio imprevisto si è allungata per baciarmi amichevolmente. Le ho afferrato la faccia frenando in tempo ogni impulso di infilarle la lingua in bocca per risucchiarla come aperitivo. Mi fa sangue la mia biondina. La porterei a casa come un cucciolo e dopo averci giocato la regalerei al mio Padrone rendendolo felice.
Al prossimo viaggio.

Racconti erotici

Pausa pranzo

Oggi siamo eccezionalmente a casa a pranzo tutti e due. Occasione rara che va presa al volo. Il mio padrone mi invia un messaggio con le istruzioni: cosa indossare, cosa preparare sul letto, cosa tenere a portata di mano e, sul dove aspettarlo si limita a un “tu sai dove”. Lo so. Vicino alla poltrona, accucciata ai suoi piedi. Mi preparo accuratamente, so che ci tiene. Il sole del mezzogiorno mi scalda la schiena mentre lo aspetto in ginocchio dove mi ha detto, sapendo che dalla porta finestra del balcone potrebbero vedermi, ma la cosa mi eccita di più. La chiave nella toppa alza i livelli di allerta, sto tremando dall’eccitazione. Lui entra, appoggia la borsa e mi accarezza la testa che gli struscio sulla mano e sul fianco. Poi mi lascia lì e sparisce il tempo necessario. Torna a piedi scalzi, li allunga sul poggiapiedi e io so che vuole che glieli lecchi. Lo faccio con devozione. Poi mi tira a sé e controlla che abbia indossato il plug come mi ha ordinato. Soddisfatto mi concede una carezza e mi infila la lingua in bocca. Poi si accomoda in poltrona, si allunga e so cosa vuole; gli piace vedere le mie unghie rosse sui suoi pantaloni, mentre toccano e accarezzano la sua erezione. Mi ordina di tirarglielo fuori e si gode le mie mani che gli slacciano la cintura e abbassano la cerniera dei pantaloni. La sua erezione è sempre uno spettacolo gratificante per la sua schiava. Faccio quello che gli piace, gli lecco le palle, le succhio e poi risalgo con la lingua su per il cazzo fino alla cima, dove mi ordina di fermarmi a leccargli il frenulo e succhiargli la punta. Con un colpo me lo spinge in bocca fino alla gola, si alza in piedi e mi tiene la testa schiacciata finché non mi soffoca, mi provoca conati, mi lacrimano gli occhi e la saliva mi esce dalla bocca fino a terra. Sbavo come una cagna. La sua cagna. Allora mi mette il guinzaglio e mi porta in camera da letto. Mi apre le gambe e me le lega divaricate ai piedi del letto, mentre mi ordina di toccarmi. Poi mi succhia i capezzoli con forza, e in piedi, di fianco a me, mi permette ancora di prenderglielo in bocca, per poi togliermelo e sbattermelo più volte sulla faccia come punizione, perché l’ho toccato coi denti. Sono la sua puttana, mi dice. Vuole fotografarmi. So che gli piace, che mi colleziona sul suo iPhone per riguardarmi quando vuole. A quel punto mi fa un regalo. Mi libera gli occhi, mi monta sulla faccia e facendosi leccare il culo mi da in mano il mio piccolo plug da passeggio e mi dice di infilarglielo dentro. L’ho sempre voluto, ma non me lo ha mai lasciato fare. E’ generoso con me oggi il mio padrone. Gliene sono grata, come devo e voglio. Ma so che non posso abusare della sua pazienza e lo tolgo subito. Sono di nuovo bendata e devo pagare per questa gioia e i colpi di flogger sono pochi e arrivano a sorpresa, dove e come non me lo aspetto. Mi permette di toccarmi, poi si mette tra le mie gambe ancora legate, mi afferra i fianchi e mi tira a sé fino a piegarle il necessario e mi penetra in un solo colpo. Il suo cazzo tocca il plug, si appoggia con una mano al letto, mi farebbe ombra ci fosse il sole, e l’altra me la infila in bocca. Piena fino all’orlo di me e di voglia, la mia mano schiacciata sul clitoride dal suo peso, prorompo in un orgasmo animale che lui non zittisce in alcun modo. E ‘fannculo i vicini! Sfinita e grata mi siedo di fronte a lui a bocca aperta, ingorda, mentre in due colpi di mano lui si libera e mi viene sulla lingua e sulla faccia senza troppi riguardi per quello che sta in torno. Non mi resta che godere delle sue carezze, mentre mi dice che sono stata brava.