Dissertazioni genitali

Bada a come parli

Quella serata di confidenze sul divano, con un bicchiere in mano, la musica che gira in vinile e la testa leggera. Nonostante, o soprattutto, per l’amicizia di anni, gli sguardi si tuffano nelle reciproche scollature e i miei piedi nudi si strusciano sul tuo fine-gambe fino a giocare con le tue mutande che ci conosciamo così bene che non ci sono equivoci possibili e se ci scappa una leccata sul collo non ne facciamo mica un caso. Poi da lì si vede dove si finisce. Che già durante la manicure che hai voluto improvvisare, parlando disinvolta di letteratura, invece di bagnarmi le dita nella vaschetta d’acqua te le infilavi in bocca succhiandole una per una e sono quei particolari che una poi tende a notare e ci fa due conti sopra. E quando poi si arriva all’argomento anticipato nella pratica dei gesti, tu unisci gli indici e i pollici delle mani a formare il rombo delle femministe e accenni alla mia “fichetta”. Fichetta?!!! Fichetta c’è l’avrai tu! Io se permetti ho una Fica, anzi, una Figa che dalle mie parti si dice così, che abbiamo superato gli “anta” già da un po’ e i vezzeggiativi lasciamoli a chi ha bisogno di nascondersi dalle parole. Se vuoi parlare della mia figa chiamala Figa e se vuoi parlare alla mia figa inizia col farlo adeguatamente al mio cervello che senza quello non si comincia nemmeno. Quindi cara, te lo dico col cuore: bada a come parli della mia figa!