Racconti erotici

Macchie

Gratti, spingi, giri, scavi, apri. Mi apri, mi apro, rilascio. Ti inondo le mani di me. Fuoriuscite di liquido, caldo abbandono. Scorri in me, mi svuoti di ogni resistenza mentale e fisica. Non penso, godo, non spruzzo, tracimo. Abbatti ogni mia difesa, crollano dighe, allago. Macchie scure sulle lenzuola segnano il passaggio di Te in me. “Cagna, hai di nuovo bagnato il letto”. E se come nel test di Rorschach mi chiedessi di spiegarti le macchie risponderei solo: sei Tu Padrone.

Parlando di sesso

Schiava a chi?!

Uccellino mi scrive sulla messaggistica del mio profilo Tumblr:

18/11/2017 – “Vieni qui schiava. Inginocchiati. Voglio averti in bocca”
19/11/2017 – “Ciao”
20/11/2017 – “Ehi Molly”
21/11/2017 Legami tu”

Vorrei dire due parole a questo tizio (Uccellino è nome di mia fantasia).

Innanzitutto l’educazione: se contatti qualcuno (a prescindere da chi) come minimo dovresti salutare, presentarti, nulla di formale, ci mancherebbe, ma che so, un “ciao”? Non molto originale, ma è un inizio. Fai uno sforzo e vedrai che qualcosa ti viene in mente.
In secondo luogo non mi sembra che paghi imporre ad una sconosciuta di inginocchiarsi per venirle in bocca, a meno che non siate in un contesto in cui esplicitamente la suddetta sconosciuta ha accettato di farlo e non è questo il caso.
Poi la tua pervicacia nel continuare e scrivere anche in assenza di risposte, avrebbe forse potuto portare i suoi frutti, ma il cambio di argomentazioni mi pare non ti abbia giovato molto in immagine.
Infine vorrei sottolineare che se una donna scrive racconti erotici o pubblica foto esplicite non significa che vuole fare sesso con chiunque, ma nel dubbio puoi accertartene con delicatezza e magari un certo stile, ma non pretendiamo troppo. Concludo rassicurandoti sul fatto che solo una persona può chiamarmi “schiava” e di certo non sei tu. Io ho un Padrone solo e a lui solo mi sono sottomessa.
Fatti un volo, Uccellino e impara a stare al mondo.
Racconti erotici

Provocazioni

Irrequieta vago senza meta, come un leone che solca la gabbia percorrendola in lungo e in largo senza nemmeno cercare l’uscita. Il Padrone mi osserva, tace, ma vedo che mi guarda. Giorni di frenesia, caldo – togli la giacca – fresco – metti la giacca – ricaldo – ritogli la giacca – poi attese, vacanze finite da troppo, bisogno di andare, ma restare, risposte sbagliate, una pacca sul culo, mi avverte il Padrone: “sta buona… ” Lo provoco, lo stuzzico, sorride, reagisce tranquillo, ma bastarda io insisto. Le mie tendenze switch vanno domate o assecondate, lo sa il Padrone e a volte concede a volte punisce. Più spesso si diverte a tollerare la mia impudenza, ma so che riuscirò a farlo esplodere se insisto. E insisto! So essere estenuante a volte. E finalmente arriva a livello, deborda, mi arrossa il sedere, il culo per aria, il plug che lo allarga, mi fruga, mi sfonda, mi tappa la bocca. I polsi bloccati dalle sue mani, il culo riempito da un pezzo di gomma, la figa frugata dalla sua lingua. Non urlo, non posso, ho il suo cazzo in bocca, ma mi squasso convulsa in orgasmo prolungato. Mi lascia, mi guarda, mi accarezza, piano. Aspetta che il fiato ritorni normale. Sorride: “tesoro, ora ti metti tranquilla per un po’?”

“Si Padrone… fino a domani può bastare?”