Racconti erotici

Penitenza

Il poggiolo di cemento protegge i corpi nudi di vesti e pudori.

Spalancata di coscia accolgo il suo cazzo tra umori di fradicia figa.

Dondolo, sbatto, godo. Rumore carnale. Urla soffocate da mano ferma.

Ritardi di amplessi, mai meta finale del piacere sensuale.

Estinte le forze crolliamo nel letto vicino; la lingua virilmente resiste tra gambe ancora aperte.


Scritto per assolvere alla penitenza inflittami dal sadico Ysingrinus. Non avendo risolto il suo Quizzettone ho dovuto omettere in ogni frase una vocale nel consueto ordine: A, E, I, O, U.

Racconti erotici

Impertinenze all’aria aperta

Intenta a leccare i piedi del mio padrone mi perdo in pensieri altri allontanando la mente dal suo e mio piacere. Succede a volte. Divago, vago, erro in mondi lontani. Lui se ne accorge sempre e allora o mi lascia gironzolare osservandomi da lontano, aspettando paziente, oppure mi riporta a sé senza troppi complimenti… Stasera non è in vena di impertinenze, percepisce la mia devozione ai suoi piedi venire meno, infila una mano tra le mie cosce e sente la mia figa troppa asciutta per i suoi gusti. Una sculacciata con forza mi riporta in un attimo al mio posto. Mi prende per i capelli e mi costringe a guardarlo: “La mia cagna va a passeggio sola stasera?” “Scusami padrone… ” “Oh, niente scuse cagna! Vuoi uscire? E usciamo!” Mi porta sul balcone si siede sulla soglia, mi lascia sdraiata nuda dentro casa col culo fuori, mi divarica le gambe e mostra la mia figa al mondo. È buio in casa e buio fuori. Le finestre dei vicini sono accostate, ma basterebbe aprirle per vederci. “Forza cagna, fatti vedere da tutti”. In un attimo colo tra le sue mani. È un gioco di equilibrio tra il mio pudore e l’esibizionismo che lui conosce bene. Due dita infilare nella figa si muovono sul fondo, mentre con l’altra mano tormenta il clitoride. Non mi lascia abbassare lo sguardo, né le gambe che cedono nel piacere, ma lui le vuole dritte, verso l’alto e divaricate. M’impunto capricciosa nel non voler venire, lo sfido con un sorriso e lui mi trascina ancora più fuori, verso la ringhiera, imponendomi il silenzio. Non devo sospirare, mugugnare, gridare e quando arriva l’orgasmo mi mordo le mani per non fiatare, terrorizzata ed eccitata all’idea di essere scoperta. Rientra lasciandomi sdraiata sul balcone e torna con una coperta per farmi rientrare protetta dalla stoffa e dal suo abbraccio. “Vieni, ora devi far godere il tuo padrone, cagna.”